BARDÓCI

Testo di Enrico De Angelis

Per ricordare Sergio Bardotti, che l'11 aprile 2007 ci ha fatto i! tiro di andarsene, avremmo potuto realizzare un disco completamente diverso, ricco di ghiottonerie, semplicemente scegliendo il meglio delle sue grandi canzoni “importanti”, già consacrate nella storia della musica italiana. Quelle scritte per Sergio Endrigo, per Lucio Dalla, per Ornella Vanoni, e cosi via. Quelle tradotte, e già pubblicate, per Chico Buarque de Hollanda, per Vinicius de Moraes, per.Charles Aznavour... Da Occhi di ragazza a Canzone per te, da E io tra di voi a La voglia, la pazzia, da Il cielo a La casa, da Lei sta con te a Vai Valentina, da Itaca a Se perdo te, da Lontano dagli occhi a Canzone degli amanti, da Ricetta di donna a Piazza Grande, da Il pappagallo a Te lo leggo negli occhi.

Abbiamo fatto un’altra scelta, quella di proporre un Bardotti inedito o raro, per far conoscere cose nuove, per voler delicatamente scoperchiare sorprendenti casse del tesoro custodite da persone che hanno condiviso da vicino la vita di Sergio, còme Carmen Di Domenico o Nini Giacomelli. È soprattutto grazie a loro che possiamo offrirvi questo inesplorato bagaglio di primizie, per la gran parte mai assaporate prima. Abbiaimo anche rispolverato alcune cose già pubblicate ma dimenticate o circolate pochissimo; soprattutto però ci siamo trovati in mano testi inediti, e in un paio di casi. come vedremo, persino musiche inedite. Sergio Bardotti, infatti, era un raro caso di “paroliere” che sapeva la musica, che ha iniziato con la musica, che sapeva produrre album magnifici perclié conosceva la musica, che accompagnava al pianofort le tournée di Endrigo, che persino - nel lontano 1961 - incise da cantautore due 45 giri col nome'di Sergio Dotti.

Trattandosi di canzoni rimaste nel cassetto, si trattava di registrarle ex novo, di affidarle amorevolmente alla voce di artisti che hanno amato Sergio, che Sergio ha saputo valorizzare, oppure legati al Club Tenco da affetto, reciproco, o tutte e due le cose insieme. Non è stato difficile. Tutti hanno risposlo di si con entusiasmo, rubando risorse e tempo preziosi ai propri correnti impegni di lavoro, naturalmente a titolo disinteressato perché, si sa, il Club Tentò non ha finanze per gestire “normali” rapporti professionali con gli artisti e i loro staff. Sapete come quando al cinema appare la dicitura “con l'amichevole partecipazòne di...”? Ci siamo capiti. E se le spése vive si sono potut# coprire è stato soprattutto per merito di un paio di gentili sponsor individuati grazie al festival “Dallo Sciamano allo Showman” che Bardotti ha diretto in Valcamonica fino alla sua scomparsa. A parte qualche defezione dell'ultima ora, abbiamo così potuto facilmente mettere insieme trenta brani “inauditi”, molto variegati, a volte decisamente eterogenei e contrastanti, a documentazione dei vari percorsi ché Sergio ha praticato nella sua storia.

, Sicuramente il Bardotti che qui spicca di più, e che il Club Tenco ha sempre avuto particolarmente a cuore, è il Bardotti traduttore. Sergio fu una delle figure cardine del convegno dall'eccentrico titolo “Tradittori e tradutori” che organizzammo nel 2002 a Sanremo, poi documentato nel libro “La Tradotta”. E la sua valenza di traduttore va di pari passo con un’altra funzione assolutamente meritoria: quello di aver capito, amato e diffuso tra noi la magnifica musica del Brasile Ecco spiegato il titolo di questa pubblicazione, ovvero l’adattamento che il suo cognome subiva amabilmente fra gli amici di Rio. I lavori (e gli scambi amichevoli) da lui realizzali con musicisti e cantautori brasiliani sono innumerevoli e fondamentali, e anche m questo doppio CD tale sua vocazione emerge prepotentemente.

Ben tre brani sono di Chico Buarque de Hollanda. Due sono assolutamente mediti: uno generosamente registrato dallo stesso Cluco, uno dei grandi amici iiternazionali del Club Tenco; l’altro trattato a modo suo da Massimo Priviero su una versione che Bardotti mise a punto col nostro Sergio Secondiano Sacchi. Il testo, Samba del grande amore, è forse l’ultima traduzione brasiliana di Bardotti, letteralmente regalata nel 2006 a Elisabetta Prodon, senza nemmeno conoscerla di persona, per un disco di samba e bossa che la cantante stava preparando. Pubblicata nell'ambito di una collana jazz a piccola diffusione, abbiamo voluto darle ulteriore audience ristampandola qui.

L’altro grande pilastro che fa pendant con Chico è naturalmente Vìnicius de Moraes. Proporre un’inedita traduzione a Sergio Cammariere è stato come sfondare una porta aperta, sia per l’amore che univa i due Sergi verso la canzone brasiliana sia per l’altro amor« che Sergino ha sempre manifestato per Sergione. L’altro pezzo di Viiucius presente è un capolavoro già noto, Poema degli occhi, già inciso da Endrigo, qui però nell’inedita interpretazione di Ornella Vanoni che l’ha appositamente registrata per questo omaggio.

Ma il Brasile tradotto da Bardotti non finisce qui: dal Brasile ci è arrivata la registrazione di una propria canzone ma in italiano da Cariinhos Vergueiro, cantautore amico che proprio Sergio ci portò al “Tenco” nel 1983; c’è Stefano Bollani alle prese con Djavan, al pianoforte ma anche alla voce; mentre Teresa De Sio ha provvidenzialmente ripescato una versione live di un pezzo di Caetano Veloso che Bardotti teneva particolarmente a rendere con efficacia in italiano, in questo caso con l'aiuto di Teresa stessa.

L’avvio del lavoro di traduttore, peraltro. Bardotti lo sperimenta con i francesi, precisamente a partire da E io tra di voi di Aznavour, ma quella volta il discografico ricorse a Sergio intimandogli di tradurla in tempo perché lui prendesse l’aereo per Parigi due ore dopo. Sergio detestò quella canzonè perché, raccontava al “Tenco”, “descrive una situazione di corna dalla quale io per natura fuggo sette giorni prima, quindi non potevo essere pratico di una situazione così". Per Aznavour Bardotti realizza poi nel 1988, insieme a Nini Giacomelli, un intero album in italiano, “Momenti sì momenti no” passato inossservato. ed ecco perché ci è piaciuto riprendere tre brani da quel disco (affidandoli a Giorgio Conte, Joan Isaac e Peppe Voltaielli). Inoltre di Aznavour ripesca una vecchia canzone del 1955, Je veux te dire adieu, su testo di Gilbert Bécaud in realtà, realizzandone un provino in italiano: dello stesso Aznavour che non è stato mai pubblicato. A noi è sembrata perfetta per Massimo Ranieri.

Ma se in Brasile la coppia principe per Bardotti è Chico e Vinicius, in Francia accanto ad Aznavour giganteggia Jacques Brel. Bardotti, insieme a Gino Paoli curò addirittura, a Roma, due provini in italiano per Brel in persona: Le plat pays e Chanson sans paroles. Ma le due canzóni di Brel in italiano che avrebbero potuto entrare nella storia della canzone non uscironó mai: se i francesi andavano di moda in quegli anni Sessanta, i discografici italiani scoprirono che l’accento di Brel, èssendo belga e non francese, era duro e ostico; i provini rimàsero negli archivi, ma a noi è sembrato un delitto lasciare nei dimenticatoio quelle due versioni: se Le plat pays era in italiano già nota sia come Lombardia di Herbert Pagani sia come La bassa landa di Duilio Del Prete, stavolta la trovate come Questa pianura. Una settimana dopo averla cantata per la prima volta per il nostro disco, Gianmaria Testa l’ha azzardata dal vivo addirittura in Belgio... ed è venuto giù il teatro. L’altro pezzo è Canzone senza parole ma, paradossalmente, è invece un pezzo senza musica perché solo parlato su.sfondo musicale: era dunque indicato un attore, ed ecco Alberto Patrucco. Ma Bardotti aveva riposto nel cassetto altre versioni di Brel e noi ne abbiamo scelto due: le voci di Max Manfredi e di Raffaella Benetti (specialisia in canzone francese) hanno fatto il resto.

Il parco traduzioni è completato da un paio di esempi da altre lingue. La celebre Memory da “Cats” di Webber è diventata Giorni nella versione di Bardotti (fino a ora se ne conosceva un'altra, incisa solo da Sarah Brightman, celebre soprano moglie di Webber), cantata da Petra Magoni. Mentre un introvabile 45 giri inciso in italiano dal grande catalano Joan Manuel Serrat è stato utilizzato per riproporre Kubala che fu sigla in tv di un programma sportivo di Gianni Minà. La canzone, dèdicata a “Laslo” Kubala. popolare calciatore ungherese in forza al Barcellona, tocca un tema caro a Bardotti come all'amico Chico 'Buaique: il calcio. In un altro disco con la voce stessa di Bardotti (allegato a un libro su di lui. che pubblichiamo contemporaneamente a questo cd) si può per esempio ascoltare Sergio che canta l’inno composto da Chico per la propria squadra del Politeama, trasposto in Valcamonicà come Inno del Breno:.

E veniamo alle canzoni originali in italiano, là dove i compositori sono colleghi-amici come Luis Bacalov. Pino Màssara, Lucio Dalla, Vladi Tosetto. Ma anche i Têtes de Bois. perché di una musica già predisposta per un testo;'(Uno spettacolo) Bacalov non trovava più traccia, e generosamente l'ha delegata al gruppo - cosi amico del "Tenco” - a cui l'avevamo assegnata. Idem per un altro brano. Canzone dei ministri, in origine destinato a un musical ispirato a “Il principe” non più realizzàto, ma stavolta Bacalov ha fatto ancora di più: ha riscritto la misica apposta per il nostro (e suo) omaggio a Bardotti e per l’esecuzione di Luca Faggella. Da un altro spettacolo teatrale, "Telecomando", allestito dal Teatro del Buratto con la regia di Velia Mantegazza, abbiamo invece ricavato due canzoni su musica di Pino Massara: Se fossi il tempo, rimasta inedita su disco fino a quando non l’ha cantata per noi Simone Cristicchi; e Partire, che lo stesso Massara incluse poi in un suo album da cantautore; ma noi abbiamo riscoperto la versione originale inedita di Anna Identici, che di quello spettacolo era la protagonista.

Luis Bacaiov ha anche messo le mani in un paio di canzoni per bambini che ospitiamo in questa raccolta, a testimonianza di un filone che a Bardotti perseguiva con gusto e intelligenza, tanto da aver raggiunto altissime vette artistiche in questo campo con l’album “L’arca”, scritto con Vinicius (più che “tradotto da Vinicius”). . Bacalov ha dunque musicato il gustoso Inconsupertràfra che Sergio ha scritto insieme alla fìglia Guendalina; e ha adattato la musica di Schubert per Drago Sciacquone, una delle “Favole a pelo d’acqua” del Centro Culturale Teatro Camuno, cantata dalla bambina Chiarà Trebo (esiste anche un’altra versione musicata e incisa da Franco Bertoldi. che éra la mente musicale delle “Favole”). Non a caso, ci sono ben quattro còri di bambini in questo disco: nel primo deì due pezzi appena citati, quello che abbiamo denominato The Bridge; nel secondo, una terza classe elementare che supporta Chiàra; ma pure il Coro di voci bianche della Fondazione Teatro Goldoni di Livorno, e infine il Bambulácoro, ovvero i piccoli pazienti dell’ambulatorio di Andrea Satta, che non è solo voce dei Têtes de Bois ma anche pediatra di un'ÁSí. romana.

Tornando al Bardotti anche compositore, Carmen Di Domenico, ultima moglie di Sergio, ci ha aperto uno scrigno prezioso: una raccolta'di canzoni giovanili, datate 1961-62, di cui Bardotti aveva scritto anche le musiche, esperimento che, chissà perché, non riprese mai più. Abbiamo cavato da quella cartellina blu panettiere due ’ cose: una canzoncina davvero originale, che Marco Ongaro coi suoi jazzisti ha calato nel clima dell'epòca; e un Bolero strumentale, senza testo, che a Daniele Caldarini non è parso vero di poter manipolare con i suoi strumenti-giocattolo.

Un saltò negli anni Novanta, Bardotti scrive su musiche di Vladi Tosetto e alcune di queste canzoni, dopo essere state tradotte in spagnolo, entrano in un album dell’argentina Valeria Lynch. Ma nella loro stesura originale erano rimaste inedite: noi ne abbiamo' scelto una, Tutto il resto può cambiare, e l’abbiamo messa nelle mani di Vittorio De Scalzi. E arriviamo all’episodio più recente: un’amatissima canzone scritta con Gianfranco Baldazzi e Lucio Dalla, La casa in riva al mare, di cui il gruppo Quartaumentata offre una versione inedita: in calabrese.

Il disco si apre e si chiude con due registrazioni particolarissime. il 14 maggio 2007, nel programma “Viva Radio 2”, Fiorello grida una “Viva” anche per Sergio Bardotti, e in diretta lo omaggia con un capolavoro, Samba della rosa di Vinicius e Toquinho. I samba e i saravah costellano la storia di Bardotti e dei suoi amici brasiliani; Chico Buarque e Toquinho scrissero un Samba para Vinicms. Vinicius eToquinho un Samba para Endrìgo. Bardotti con Endrigo e Baden Powell un Ciao poeta dedicata a Vinicius. Unitamente abbiamo pensato a un Samba per Bardóci. Un altro Sergio ha scritto il testo, Armando Corsi l’ha musicato, Carlo Fava l'hà cantato. Saravà, poeta, fra i tuoi poeti. Alfabeticamente noi.


Enrico de Angclis